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E’ il luogo in cui avveniva la pigiatura dell'uva per produrre il mosto che veniva riposto in grandi vasche. Nell'area etnea ne esistono numerosissime testimonianze.
Il torchio è costituito da una pesante trave pressante ottenuta da un albero di quercia, un controdado con vite femmina ottenuto con legno di castagno, ed una vite senza fine in legno di sorbo, che si avvita nel controdado grazie all'azione delle braccia di 4 uomini. Il movimento della vite permette la pressatura delle vinacce disposte al di sotto della trave e attentamente fasciate con delle fasce ottenute dall'intreccio di materiale vegetale. La torchiatura avveniva secondo una sequenza di fasi successive coordinate dal "mastro di conzo" ed eseguite da una squadra di 4-5 persone i cui compiti erano strettamente definiti da una rigida gerarchia e cadenzate dalle note di un organetto, una festa faticosa ma ricca di emozioni.

Oggi in questo antico palmento rivive quell’autentica memoria che trasuda il sentore dei suoi ritmi, con la dura pietra, le vasche, il torchio, per far sentire agli ospiti il piacere di un altro tempo, ma godendolo attraverso il gusto: infatti ripulito e ripristinato è diventato lo spazio del ristorante e lounge bar.
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